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L'umano nell'era degli algoritmi: la sfida di Leone XIV alla sindrome di Babele.

fiore951
2 set
Tempo di lettura: 1 min

Aggiornamento: 6 ore fa

(di Vincenzo Basili)




PREMESSA. Centotrentacinque anni dopo la storica Rerum novarum di Leone XIII sulla questione operaia, la Santa Sede torna a tracciare i confini etici del progresso di fronte alle res novae del XXI secolo. Alcuni obiettavano che la Chiesa non dovesse dedicare energie a questioni mondane, ma limitarsi a comunicare un messaggio di vita eterna quando, nel 1891, Leone XIII pubblicò l’Enciclica Rerum novarum, dedicata alle “nuove questioni” del suo tempo. Egli, infatti, diede impulso a quella riflessione sulla società, sull’economia e sulla politica che oggi chiamiamo “Dottrina sociale della Chiesa”. A fine Ottocento, la rivoluzione industriale creò la drammatica "questione operaia", caratterizzata da sfruttamento, salari di sussistenza, assenza di tutele e tensioni di classe. La Chiesa prese per la prima volta posizione ufficiale rifiutando sia le derive rivoluzionarie del socialismo collettivista (che aboliva la proprietà privata) sia l'individualismo del liberismo sfrenato (che non tutelava i più deboli). Con realismo e sapienza, Leone XIII pose l’accento sull’annuncio del Vangelo che non dimentica la vita concreta dei popoli. Su questa traccia si è mossa la nuova Lettera Enciclica Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV “Sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale”. Un testo denso, che non demonizza la tecnologia ma lancia un monito severo contro il rischio di una deriva antropologica e di un potere tecnofinanziario globale sempre più deregolamentato.



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