Intervista alla Dr.ssa Chiara Gibertoni (*) Direttore Generale del Policlinico Sant'Orsola-Malpighi

July 21, 2020

PREMESSA. Intervista del 20 luglio 2020. Oggi ho incontrato la Dottoressa Chiara Gibertoni, Direttore Generale del Policlinico Sant’Orsola-Malpighi. Persona di grande generosità e cordialità, rispettata da tutti, ha dimostrato di essere una persona capace e determinata, disponibile ad ascoltare tutti con la grande umiltà e sensibilità. Nel periodo di grave emergenza sanitaria per covid-19, dove bisognava approntare e organizzare interi reparti di terapia intensiva, per fronteggiare una pandemia di cui non se ne conosceva l’origine, la Dottoressa Gibertoni ha dato prova di essere una grande Manager della Sanità pubblica: la persona giusta al posto e al momento giusto, per competenza, esperienza e conoscenza del settore.

 

(*) La Dottoressa Chiara Gibertoni, Direttore Generale del policlinico Sant’Orsola-Malpighi, è una giovane Manager molto brillante dalle grandi doti umane. Il suo Curriculum Vitae e ricco d’incarichi ed esperienze di direzione, nella sanità pubblica. Attualmente, la Dottoressa Gibertoni è responsabile complessivo della gestione dell’Azienda USL di Bologna, con una popolazione di riferimento pari a 870.000 abitanti e con un bilancio di circa 1800 milioni con circa 10.000 dipendenti. La sua esperienza professionale vanta numerosi incarichi professionali di prestigio a livello locale e regionale. Già Direttore di coordinamento degli staff della Direzione Generale, presso l’Azienda Ospedaliero-Universitario di Bologna; Direttore del Nuovo Ospedale Civile Sant’Agostino Estense dell’Azienda USL di Modena; Direttore del Nuovo Ospedale di Sassuolo, presso l’Azienda USL di Modena; eccetera, eccetera. Inoltre, la Dottoressa Gibertoni è stata professore a contratto per l’insegnamento di Economia Aziendale, presso il corso di Laurea infermieristica di Parma ed è curatrice di diverse pubblicazioni scientifiche.   

 

D. Dottoressa Gibertoni, quali sono state le sue prime iniziative messe in atto per fronteggiare in modo così brillante la grave crisi sanitaria al Policlinico Sant’Orsola-Malpighi?.

R. Prima di rispondere alla sua domanda, è opportuno fare una breve premessa. Durante l’emergenza covid-19 ero anche Commissario dell’USL di Bologna, quindi mi sono trovata in una situazione in cui, di fatto, avevo la necessità di coordinare entrambe le aziende in fase di emergenza. Ciò mi ha procurato una iniziale preoccupazione, ma nella sua complessità, il risultato è stato decisamente facilitante per assumere importanti decisioni rapide e idonee al momento emergenziale. Ricordo che la prima decisione che ho dovuto assumere, insieme a due staff di supporto, è stata quella di cercare di organizzare una modalità decisionale, il più possibile rapida ed efficace, coordinata tra le due aziende. In quel momento, eravamo consapevoli della necessità di avere il controllo puntuale dei ricoverati e dei letti di terapia intensiva disponibili, pochi e preziosi. Per ottenere il coordinamento puntuale della situazione pandemica, è stata istituita una Unità di crisi che si riuniva tutti i giorni alle ore 17.00. Inoltre, nell'ambito dell'area metropolitana abbiamo individuato dei coordinatori di riferimento alle principali linee di attività, con il compito prevalente di rispondere alle emergenze covid-19. In pratica, sono state assegnate delle responsabilità in emergenza, con l'obiettivo prevalente di trovare le giuste Sinergie e i giusti bilanciamenti, tra come trasformare, in tempi rapidi, gli ospedali e l'offerta sanitaria in generale. Devo dire che la scelta organizzativa messa in atto ha funzionato molto bene, dove nessuno ha prevaricato sugli altri, con l’obiettivo comune di trovare la giusta soluzione per tutti, facendo ove necessario anche dei passi indietro.

 

D. Dottoressa, sinceramente, ha registrato particolari difficoltà o tensioni nella gestione della Unità di crisi?

R. In parte le ho già risposto. Posso solo aggiungere che ci sono stati effettivamente dei momenti di dibattito molto vivace, però le posso garantire che tutto ciò è avvenuto in maniera molto trasparente e senza retro pensieri. Mi creda, all'interno dell’Unità di crisi, si è sempre sviluppato un confronto serio, cercando in tutti i modi possibili la convergenza attraverso il confronto vero fra punti di vista diversi.

 

D. Dottoressa Gibertoni, quali sono le maggiori difficoltà che ha riscontrato durante tutta l'emergenza sanitaria?

R. Onestamente, le principali difficoltà che mi hanno visto in crisi dal punto di vista personale, sono state due: la prima la identifico con la possibilità di non avere a disposizione un quantitativo sufficiente e adeguato di dispositivi per la protezione individuale di tutti gli operatori sanitari, quali mascherine, camici, eccetera. Una situazione comunque non solo locale ma anche nazionale. Peccato perché non siamo riusciti a fare squadra a livello europeo, per alcuni paesi che hanno fatto accaparramento anche quando non avevano una condizione epidemiologica tale da giustificare tali comportamenti. Confesso, che non ho dormito notti intere al pensiero di non potere garantire a più di 10.000 dipendenti, che stavano lavorando per garantire il massimo di assistenza, le giuste e adeguate protezioni. Questo è stato un elemento di forte difficoltà. La seconda, non dipendente dalle dinamiche sotto il nostro controllo, la identifico con la mancata disponibilità dei reagenti per poter eseguire i tamponi. Una limitazione dovuta, anche in questo caso, a una politica di accaparramento dei vari paesi. Per cui avevamo ordini che ci venivano promessi con determinati quantitativi e poi venivano regolarmente smentiti, dimezzati o ridotti in maniera drastica. Questo è stato l’altro elemento di grande difficoltà che ha pesato moltissimo sulla mia e nostra serenità. Quando si sono risolti questi due "nodi" molto è migliorato.

 

D. Dottoressa Gibertoni, ripercorrendo il periodo di emergenza sanitaria, ci sono cose che rifarebbe o non rifarebbe? 

R. Sicuramente utilizzerei la stessa strategia organizzativa già descritta. Più esattamente, ragionare come un'unica unità, proprio perché ha prodotto risultati decisamente positivi. Alla fine di ogni incontro dell’Unità di crisi, veniva prodotto un verbale con le decisioni assunte e queste valevano come indicazioni per tutti. Il verbale era a disposizione di tutta la comunità sanitaria, dove tutti sapevano e agivano conseguentemente. Si questo è stato un metodo organizzativo vincente e lo rifarei nuovamente senza incertezze. Ciò che non rifarei, invece, è dare per scontato che anche tutte le strutture territoriali, come le case di cura residenziali, fossero capaci di coordinarsi dal punto di vista organizzativo, per affrontare al meglio la pandemia. Strutture comunque in possesso di molti strumenti e mezzi, anche intellettuali, in grado di affrontare l'ingresso nelle loro strutture, rispetto ad altre che, invece, non avevano la stessa possibilità di risposta. Purtroppo, tale capacità è stata da me sottostimata. Ho pensato che anche loro potessero muoversi come un corpo unico. Bisogna dire che tale sottostima è avvenuta anche a livello mondiale, a conferma in questi casi non è possibile agire a livello individuale.

 

D. Dottoressa Gibertoni, ancora una domanda. Quali sono le novità sulla ricerca e sulla produzione di un vaccino che ci consenta di tornare a una normalità senza mascherine?

R. Sul tema dei vaccini ho le stesse notizie diffuse in più occasioni dalla stampa nazionale e mondiale. Le posso solo dire che, sulla base di quello che ha detto il direttore dell'organizzazione Mondiale della sanità, ci vorranno un certo numero di mesi prima di avere un vaccino, di produrlo e passare poi alla sperimentazione, prima di riuscire a vaccinare tutti. In questo momento è importante continuare a mantenere alta l'attenzione senza dare per scontato che il virus non c'è più. Abbiamo recuperato dei margini per poter rispondere a un eventuale nuova impennata di contagi, però bisogna cercare di avere dei comportamenti e delle accortezze che ci conducano verso la strada della normalità. Quando tutto questo sarà possibile, rientra nella sfera di cristallo. Ritengo comunque fondamentale partire intanto con la riapertura delle scuole.

 

Grazie Dottoressa Gibertoni. Grazie per avermi dedicato parte del suo tempo prezioso e grazie per quello che ha fatto e che sta continuando a fare per la comunità locale e regionale, a livello sanitario. L’aspettiamo per una Lectio Magistralis ai soci e agli ospiti della Compagnia dei Semplici. Buon lavoro.

Please reload

Post in evidenza

Intervista al Prof. Gilberto Poggioli (*)

July 22, 2020

1/10
Please reload

Post recenti