7.^ Intervista al Prof. Gabriele Pelissero(*) sul “Diritto alla Salute”

April 5, 2020

(*) Il Prof. Gabriele Pellissero è Ordinario di Igiene e Organizzazione Sanitaria presso l’Università degli Studi di Pavia, in cui ricopre o ha ricoperto i seguenti incarichi accademici: • Direttore della Scuola di Specializzazione in Igiene e Medicina Preventiva • Già Presidente della Classe 1 delle Professioni Sanitarie Infermieristiche ed Ostetriche (Corso di Laurea triennale in Infermieristica; Corso di laurea triennale in Ostetricia; Corso di Laurea Magistrale in Scienze Infermieristiche e Ostetriche) • Direttore del Centro Interuniversitario di Ecologia Umana. • Direttore della Unità di Igiene del Dipartimento di Sanità Pubblica, Medicina Sperimentale e Forense. Già Presidente dell’Ospedale S. Raffaele di Milano e Vice Presidente dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. Ha ricoperto incarichi direttivi a livello nazionale nelle seguenti Società: • Presidente Nazionale di AIOP, Associazione Italiana di Ospedalità Privata, Presidente dell’Assemblea dell’European Union of Private Hospitals. • Vice Presidente Nazionale della Associazione Nazionale Medici di Direzione Ospedaliera (ANMDO). • Consigliere di Amministrazione e Vice Presidente della Fondazione Banca del Monte di Lombardia • Consigliere Nazionale di Confindustria • Presidente del GM Sanità di Assolombarda. Ricopre i seguenti ulteriori incarichi: • Presidente del cluster Lombardo Scienze della Vita • Presidente della Fondazione Sanità Futura. E’ autore di circa 200 pubblicazioni scientifiche su riviste nazionali e internazionali, di Trattati Scientifici e di Monografie sui temi dell’Organizzazione Sanitaria. La sua ’attività scientifica concerne prevalentemente l’Epidemiologia, l’Organizzazione e il Management sanitario, la valutazione dei sistemi e dei servizi sanitari. Il Prof. Pellissero, è stato insignito delle onorificenze di Commendatore, Grande Ufficiale della Repubblica Italiana e Cavaliere di Gran Croce.

 

D. Professore, in questa situazione di grave emergenza sanitaria causata dal COVI-19, la domanda che le pongo è se la salute è o non è un diritto alla salute?

R. La salute non è (solo) un diritto; ma retorica e pregiudizi ci fanno dimenticare che è una conquista da tutelare. Decenni di retorica politica, e non solo, hanno creato una convinzione pericolosa. Mi spiego meglio: se considerata un diritto, la salute diventa qualcosa di facilmente esigibile dallo Stato, chiunque esso sia, che ci verrà data senza ulteriori impegni da parte nostra, dove nessuna forza politica è disponibile a discutere minimamente questo pilastro della nostra vita sociale. E se qualcosa non funziona, viene violato un diritto fondamentale, pronti a dire rimedieremo, abbiamo già rimediato, stiamo rimediando, punto e basta.

D. Allora, secondo Lei, come deve essere considerata la salute?

R. “Eschilo” sosteneva che “si impara attraverso il dolore” (Agamennone 178). Le sofferenze dell’epidemia forse ci aiuteranno a comprendere meglio il rapporto con la salute, che non è un diritto inalienabile dell’umanità, ma una conquista. E per di più una conquista che richiede l’impegno senza tregua, quotidiano e oneroso, in termini di ricerca scientifica, sviluppo e diffusione delle professionalità, produzione di beni e servizi, intelligente impegno delle risorse, investimenti e, ovviamente, anche regole e leggi.  Fra le molte frasi fatte, ripetute infinite volte senza un risultato misurabile, è che la spesa sanitaria è un investimento e non un costo. Salvo poi tagliare la spesa sanitaria senza neanche un progetto di ristrutturazione.
L’epidemia consentirà, purtroppo, di misurare il valore dell’investimento e il costo di una protezione sanitaria insufficiente. Costo ben presente alla Repubblica Veneta che dal 1485 istituì i Provveditori alla Sanità, che intervenivano e spendevano denaro per mantenere in salute la popolazione, fra l’altro contrastando le epidemie.

 

D. Per capire meglio, secondo Lei la spesa sanitaria nazionale non è sufficiente?

R. Vede, noi oggi abbiamo un Servizio Sanitario Nazionale di tipo Beveridge che nel 2009 impegnava il 7,3% del PIL, e dal 2010 al 2019 ha ridotto l’investimento di circa lo 0,10% del PIL all’anno per arrivare al 6,4% nel 2019; abbondantemente sotto la media del 7,4% dei Paesi UE con noi comparabili. I tagli hanno riguardato per lo più farmaci innovativi, tecnologie, prestazioni acquistabili dagli erogatori non pubblici, tutte cose innovative ed efficienti. Inoltre, abbiamo una normativa nazionale (Legge 135 del 7 agosto 2012 e relativo Regolamento) che riduce i posti letto ospedalieri in Italia al valore di 2,7 per mille abitanti, il più basso in Europa, che in condizioni normali sempre secondo queste norme dovrebbero essere sempre saturi al 90%; ciò vuole dire che basta il più piccolo incremento dei ricoveri per far saltare il sistema.
 

D. Professore, ma è davvero drammatica l’attuale situazione sanitaria?

R. Purtroppo, abbiamo un clima culturale che continua da decenni a sottovalutare l’importanza della medicina specialistica e ospedaliera, che fa un mito della medicina di base e della sanità pubblica senza occuparsene davvero. Contemporaneamente assistiamo a un dilatarsi di minoranze antiscientifiche e rumorose, di cui il movimento no-vax è certo l’espressione più nota, che hanno trovato sponda anche presso forze politiche di rilevante dimensione. Inoltre, abbiamo un secolare pregiudizio, ben radicato, nei confronti della produzione industriale, dell’imprenditorialità, dell’innovazione e della ricerca scientifica, dal quale deriva un quotidiano stillicidio di commenti su autorevoli quotidiani e di fake news sui social media. In conclusione, questa epidemia si potrà considerare veramente superata, solo quando avremo un vaccino efficace che, presumibilmente, coadiuvato da impegno-fortuna-rapidità, non avverrà prima di 10-12 mesi. Nel frattempo dovremo continuare a proteggerci ma anche a convivere in parte con il virus, perché molte forme epidemiche restano a lungo come forme endemiche/sporadiche. Per questo è altrettanto importante sviluppare una efficace terapia, perché prima o poi ne verrà un'altra, sperando che trovi l’umanità più preparata. In questo eventuale caso ci dobbiamo augurare che la dura lezione di questo periodo serva a qualcosa. Speriamo bene!

 

Grazie Prof. Pelissero.  Grazie a lei e agli Amici della Compagnia dei Semplici.
L’intervista sarà pubblicata sul sito web della Compagnia dei Semplici:  www.compagniadeisemplici.org

Please reload

Post in evidenza

Intervista al Prof. Gilberto Poggioli (*)

July 22, 2020

1/10
Please reload

Post recenti